8 NOVEMBRE 2011

La razione K

Contravvenendo immediatamente ai buoni propositi di brevità che avevo annunciato nel post di ieri, ho scritto per Prossima Italia un pippotto clamoroso su quella che personalmente ritengo la madre di tutte le più catastrofiche e inaugurabili stronzate: l’ineluttabile e solo apparentemente dettato dal buon senso auspicio che a questo delirante disastro subentri un governo tecnico.
Un governo tecnico che, lungi dall’essere poco più della probabilità che è ora, già in molti stiracchiano appesantendolo di definizioni: di scopo, di larghe intese, di responsabilità (parola scivolosissima di questi tempi), delle lovecraftiane riforme e, ovviamente, di transizione, laddove per transizione si intende una roba che, come le razioni K della seconda guerra mondiale, non ha data di scadenza. E nemmeno un buon sapore, visto che l’ingrediente è sempre lo stesso.
Che, a prescindere dall’altissimo profilo di chi lo guiderà, sia esso Monti, Obama o il reverendo King redivivo in persona, dovrà sempre e comunque andare in Parlamento a chiedere il voto di fiducia a Scilipoti e simili.
La madre di tutte le cazzate, insomma, che un centrosinistra oggi in salute a sua insaputa pagherà salato, sotto forma di miracoloso tonico per un morente Berlusconi.

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