11 OTTOBRE 2011

La veltronata che avanza

E così, Matteo Renzi ha annunciato la sua Leopolda solitaria dicendo che ci sarà una sorpresa. L’evento glielo mette in piedi il produttore televisivo Giorgio Gori, cosa che ha portato molti a immaginarsi chissà quali contributi e artisti di fama e pregio, dimenticandosi che, lungi dall’essere un Freccero o un Guglielmi – lo dico per chi mastica l’argomento – Gori è quello dell’Isola dei Famosi, e che se alla Leopolda arriva Simona Ventura non è come dire Robert De Niro.
A Matteo va però dato atto che è bravo, molto bravo, in questo. Nel creare attesa intendo, e infatti oggi c’è un sacco di gente che sta a lì a chiedersi: che sorpresa sarà? Non si tratta, dice, della sua candidatura – anche perché ne ha già parlato ovunque, meteo compreso – e si spera che non sia così fuori (cit.) da fondare l’ennesimo partitino, o peggio una corrente (uno spiffero, direbbe lui), perché credo sappia molto bene che nel caso in molti gli risponderebbero con una pernacchia. E quindi? Chissà.
L’attenzione dell’opinione pubblica, comunque, è come ipnotizzata. E’ come in quei vecchi quiz americani, in cui il vincitore poteva scegliere tra il premio in denaro e la busta misteriosa: la busta misteriosa è una di quelle cose col il potere di risvegliare il bambino alla vigilia di Natale che c’è in tutti noi, e molti non resistono. La scelgono, immancabilmente, per poi scoprire che il quiz è la Ruota della Fortuna, e che dentro la busta c’è Matteo Renzi. E che era meglio il premio in denaro, dopotutto.
Insomma sarebbe meglio, quando c’è in ballo una cosa delicata come candidarsi a governare questo disastro che amiamo chiamare Italia, badare ai contenuti più che alle buste misteriose, di cui abbiamo già avuto ampia applicazione nell’ultimo ventennio. Ma è una partita persa, mi sa.
Tornando alla busta misteriosa, secondo molti c’è dentro Jovanotti. Lo pensano per via di quella volta che Jovanotti, in concerto a Firenze, dal palco, gli disse “se fai le cose belle noi ti veniamo tutti dietro” (oltre che per il fatto che l’iniziativa si intitola Big Bang, ovviamente). Lo ricordano in parecchi, anche se in modo selettivo, visto che tendono a dimenticarsi il “se”.
E infatti, sono tutti, tipo, molto eccitati all’idea: Renzi invita Jovanotti, com’è fico, com’è cool, com’è jovane. A me al massimo provoca il déjà-vu di una riunione, che si svolse quasi esattamente un anno fa per organizzare la prima Leopolda, in cui qualcuno disse “sevvolete posso chiamà Giovanotti, siamo amici, nc’è problema”. E poi Jovanotti, ovviamente, non si fece vedere: non vorrei si pensasse che c’è astio – non vorrei – e quindi gli auguro di riuscire quest’anno a fare quello che non gli riuscì l’anno scorso. Ma penso anche che, se Renzi avesse la sicurezza di avere Jovanotti alla Leopolda, lo avrebbe detto, altro che sorpresa. E quindi, si vedrà.
Anche fosse, comunque, inviterei a riflettere – pacatamente, serenamente – sull’effettivo grado di figaggine della cosa. Perché insomma, va bene la memoria corta, ma non stiamo parlando esattamente di una novità.
C’era già stato un altro, che nel 2008 aveva puntato su Jovanotti come ponte tra la politica e tutto il resto. Si candidava a premier, quel tale, e aveva scelto addirittura una sua canzone come inno: era Mi fido di te. Che poi si sa, come è andata a finire, vatti a fidare, porca di quella porca. E ci chiuse la campagna elettorale, sul palco, con la canzone e con l’autore, come potete verificare dalla pregevole testimonianza video.
Che dire, quindi: massima stima per Jova, per carità, ma l’idea non è di quelle nuovissime. Più che altro è un precedente, e di quelli brutti brutti: che poi uno manco se ne accorge e tempo un paio d’anni si ritrova con uno che ogni giorno che Domineddio manda in terra si fa pubblicare chilometriche lettere su Repubblica rovinandoci a furia di citazioni inopportune qualsiasi bel ricordo noi si abbia di Jfk e Martin Luther King. Se l’idea ha un pregio, piuttosto, è che almeno così si capisce di cosa stiamo parlando, voglio dire, qual è il percorso e l’universo di riferimento: dopodiché, valutate voi.

Postilla: in realtà c’è anche una minoranza che ha pensato che la sorpresa di Matteo sia Benigni, per via di un episodio recente. Tutto può essere. Nel caso, però, il precedente sarebbe ancora più vetusto: Renzi aveva otto anni e faceva lo scout. Passati 28 anni, Berlinguer è morto, Benigni non è più quello del 1983, e comunque Renzi non è Berlinguer.

  1. Cosa sei disposto a perdere? Le elezioni #lasorpresa

  2. Molto ridere.

    Ritz
  3. Chissà, magari la novità sta nel fatto che Jovanotti comizia, e Renzi canta.

    Faso
  4. A me risulta che ci vada Nilla Pizzi per cantare Vola colomba.

    Balena Bianca