26 GIUGNO 2011

Tolkieniana

mordorChe è scoppiata l'estate lo capisci dai piccoli dettagli, ad esempio dal fatto che Sky Cinema ha ricominciato a programmare notte e giorno la trilogia del Signore degli Anelli. A cui non so resistere, pur non avendo mai letto il romanzo, lacuna che finalmente ho deciso di colmare acquistando una pregiata edizione in brossura di travertino. Scoprendo così che, dopo le prime sei, settemila agilissime pagine composte esclusivamente di cognomi impronunciabili, e comprendenti tra l'altro l'intero, appassionante elenco telefonico di Calcutta e provincia, ci sono molte parti della storia di Tolkien che per evidenti esigenze cinematografiche Peter Jackson non ha potuto includere. Eccone alcune.

Chiunque, colpito dalla sfrenata fantasia che sprizza dalla trilogia dell'anello, prima o poi è portato a chiedersi dove l'autore abbia potuto attingere una simile ispirazione, e che tipo di vita abbia condotto da portarlo, un giorno, a scrivere siffatto capolavoro. Beh, era un impiegato dell'anagrafe. E' una cosa che sanno in pochi, ma se fate mente locale spiega molte cose, tipo tutti quei passaggi densi di "Tizio figlio di Caio nipote di Sempronio". Spiega anche perché nel manoscritto originale ogni pagina riporta timbro e firma del sindaco, con marca da bollo da 2 e 50.

Altra cosa che sanno in pochi, e non riguarda l'annosa questione del perché il titolo sia Il Signore degli Anelli, plurale, quando di anello nella storia ce n'è uno solo, singolare. No, il vero dietro le quinte è che inizialmente l'oggetto del romanzo doveva essere una collana. Essendo il romanzo molto lungo, l'editore che voleva pubblicarlo a puntate chiese all'autore di cambiare genere di monile, perché il pubblico avrebbe faticato, a districarsi in una cosa del tipo "La collana del Signore della Collana".

Anche l'interrogativo più enigmatico che si pone chi, visionando il mero film, non è avvezzo alla narrativa tolkeniana, riguarda il famoso anello. Va bene, tutti ne temono il potere, ma da quel che si vede, in fondo, serve solo a far diventare invisibile chi lo indossa, e stop. Che è un bel trucchetto, ma sai che minaccia, penserebbe lo spettatore superficiale. E infatti è ben poca cosa, rispetto al romanzo originale, perché è lì che l'anello si dimostra un artefatto molto più micidiale, dotato nientemeno che del potere di smacchiare le camicie, sapete, quando le avete appena indossate e subito vi arriva uno schizzo di sugo. Jackson insistette molto, per ricreare l'effetto anche nella pellicola, ma la produzione si oppose per non sforare il budget.

Come in parte si vede anche nel film, ad un certo punto nasce un certo legame tra Eowyn, figlia di re Theden, e il piccolo Hobbit amico di Frodo, Meriadoc. Quel che il film tace, forse per pudore, è che l'interesse di Eowyn per l'Hobbit nasceva da un equivoco sulla sua piccola statura e sulle dimensioni dei suoi piedi, che le avevano messo in testa strane idee riguardo tutt'altro che caste e meno riferibili proporzioni del piccolo avventuriero.

Non che sia esattamente un tema ricorrente del romanzo, ma ad un certo punto viene fuori che è per identici motivi, che l'elfo arciere Legolas tiene tanto all'amicizia del nano Gimli. E non dico altro, per il profondo rispetto che nutro nei confronti di quella nobile istituzione che è la Società Tolkieniana.

Nel terzo libro, quando Aragorn ritrova l'esercito di disertori che avevano tradito il suo antenato Isildur, rapidamente li convince a combattere per lui, promettendo loro in cambio di riscattare la maledizione che li condanna a vagare eternamente come fantasmi. Nel film, in realtà, Jackson salta a piè pari la parte in cui, nella trattativa tra Aragorn e i soldati fantasmatici, entrano in scena i sindacati. Sono trecento pagine bellissime, dense di profonde riflessioni sui piani pensionistici riservati ai morti in guerra, al termine delle quali Aragorn cede perché capisce che i fantasmi possono fare lo sciopero della fame all'infinito, e non hanno mai bisogno di far pause per andare in bagno.

Le pagine che per forza di cose non potevano far parte della trasposizione cinematografica sono ovviamente le tante – ma veramente una cifra – che l'autore dedica alle minuziose descrizioni degli ambienti che circondano i protagonisti. Sono tornate utili a Jackson per allestire la scenografia, ma hanno un valore letterario che può essere apprezzato appieno solo nella parola scritta. Ad esempio, durante la notte che precede la battaglia per la disperata difesa di Minas Tirith, avviene tra Aragorn ed Elrond, signore degli Elfi, un teso incontro ospitato nella tenda lussuosamente addobbata di re Theoden. In sole otto dozzine di pagine, Tolkien passa in minuziosa rassegna tutte le suppellettili che addobbano la tenda reale, riportando per ognuna di esse un nome in una lingua antica appositamente inventata per l'occasione. Se anche voi ve lo chiedete da sempre, sappiate che è da lì, che l'Ikea prende i nomi per i suoi mobili.

Il dialogo tra i due, al contrario, non si svolge affatto in una ipotetica lingua elfica spacciata per tale dall'autore. La lingua parlata da Elrond e Aragorn esiste eccome, anche se non è riconoscibile se non da orecchie allenate (e in questo mi hanno aiutato le mie origini): trattasi infatti di dialetto logudorese, parlato nella Sardegna centrale, in particolare tra i pastori. C'era pure una scena di ballu tundu coi Mammuttones, ma è stata tagliata in fase di post produzione.

Del Signore degli Anelli si sa, tra le tante cose, che è molto lungo e che per motivi che fino a oggi non conoscevo l'opera è diventata di culto presso nazisti e fascistoidi a vario titolo. Non riuscivo a spiegarmi il motivo (anche se le due gigantesche statue degli Argonauth che fanno il saluto romano un po' mi avevano insospettito), poi ho scoperto che, arrivato a pagina 96mila, per far cifra tonda Tolkien ha ripetutamente scritto "Heil Hitler" per le ultime quattromila pagine.

C'è il finale che invece tutti conoscono, o meglio, quel punto della storia in cui pensi "il piccoletto ha buttato l'anello nel vulcano, cosa cazzo ci sarà mai nelle prossime duecento pagine?". Ovviamente tocca ai lettori, scoprirlo. Ma un dettaglio curioso di quel capitolo, che si può rivelare senza rovinare il piacere della lettura, è la presenza all'ingresso del vulcano stesso di un'insegna riportante la scritta "Compro oro, pago in contanti".

Giunti alla parola fine, tanti sono gli interrogativi che restano in sospeso, e che appassionano i tolkieniani di tutto il mondo. Sauron, per dire: è un occhio che, dalla cima dell’altissima torre di Mordor, vede tutto. Come diavolo fa, direte voi, visto che la terra è pur sempre tonda? Magia, rispondono i tolkieniani. Ok, ma se vede tutto grazie alla magia, che bisogno c'era di metterlo in cima alla torre?
Son domande che fanno riflettere, c'è poco da fare.

  1. Molto divertente, ma hai fatto una cosa che in molte religioni sarebbe considerata l'equivalente della blasfemia…

    utente anonimo
  2. in ogni caso

    "benvenuti alla nostra cultura",

    direbbe l'assessore volante…

    A.

    utente anonimo
  3. Guarda, secondo me tu o non hai letto il romanzo o l'hai letto e non ti è piaciuto (liberissimo di non trovarlo di tuo gusto). Sicuramente non hai capito molto bene la vicenda raccontata..

    Ma soprattutto, hai scritto una cavolata sulla lingua dei personaggi. Tolkien infatti era un linguista, e scrisse il romanzo per dare una "cultura" al quenya, la lingua che si è inventato per il popolo elfico.

    Per crearla ha preso spunto dal finlandese, lo spagnolo, l'italiano e se non mi sbaglio il latino.

    Quanto al giudizio "politico" che dai, forse dovresti documentarti un pò meglio. Ma solo forse.

    Matteo

    utente anonimo
  4. Olè, è arrivato un talebano, pardon, un tolkieniano. Evviva! Godiamo tutti della sua capacità di reagire scompostamente all'innocuo cazzeggio, dai.

    Ps: ora mi spiego perché da qualche giorno mi arrivano visite a fiotti da un misterioso forum di giochi di ruolo dal vivo.

  5. Nessun mistero, la tua recensione è stata semplicemente linkata dentro il nostro forum (grvitalia), e in molti la troviamo un sacco divertente (eccettuando qualche talebano).

    Sii contento della pubblicità involontaria

    utente anonimo
  6. Bene, mi fa piacere.
    :)

  7. Non uno degli articoli più riusciti ma un paio di risate me l'hai strappate ;) Quella del "compro oro, pago in contanti" mi è piaciuta ad esempio :P

    utente anonimo